IL 2 X MILLE PUO’ ESSERE INCOSTITUZIONALE

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di ADRIANA SANTACROCE

Santacroce_editorialeStrani politici i nostri. Ogni volta che li incontro, sia in diretta durante Linea d’Ombra, sia a telecamere spente, mi dicono, quasi tutti, di essere contrari all’abolizione del finanziamento pubblico. Che la politica ha dei costi e che non sanno come potranno fare quando non ci sarà più. Ma che hanno dovuto votare la legge “perché così voleva la gente”. Un decreto fatto per ascoltare la pancia, dunque, che però rischia di fare ancora più danni della legge attuale sui rimborsi elettorali. Contraddizioni e limiti sia nel metodo sia nel merito, mentre in tutto il resto d’Europa il finanziamento pubblico esiste ed è fondamentale per la democrazia dei partiti.
Andiamo con ordine. Innanzitutto tutto la forma. Non è stato abolito il finanziamento pubblico. Sono stati aboliti i rimborsi ed è stato re-introdotto il finanziamento pubblico. Ma non solo. Il decreto deve passare, e quindi potrà essere modificato, da Camera e Senato. E, in ogni caso, entrerà a regime nel 2017. Quindi tutto questo trionfalismo è, per lo meno, esagerato. Perché reintrodotto? Perché con l’escamotage del 2 per mille si ripristina una forma di finanziamento pubblico, anche se, questa volta, volontario. E qui il mio dubbio, che riguarda la questione metodologica. Se io segnalo nella dichiarazione dei redditi che devolvo il mio 2 per mille a Scelta Civica, ad esempio, non rischio di cozzare con l’articolo 48 della Costituzione secondo cui il voto è segreto? Il mio commercialista, e chiunque a quel punto, saprebbe a chi ho dato i miei soldi e quell’indicazione potrebbe tradire la segretezza del mio voto. Certo, io posso donare i soldi anche a un partito che non voto, ma il dubbio resta ed è fondato.
C’è poi la parte che riguarda il finanziamento privato, e qui entriamo nel merito della questione. C’è un tetto di 300mila euro per le persone fisiche e uno di 200 per quelle giuridiche. Bene. Ma perché una persona o un’azienda dovrebbe finanziare un partito, senza aspettarsi nulla in cambio? Antonio Di Pietro ha parlato di “ingegnerizzazione della tangente”. Un imprenditore, seppur benestante, finanzia un partito, lo fa alla luce del sole certo, ma non lo fa per beneficenza. E il partito, che sa di aver bisogno di altri contributi, può restare insensibile alle richieste dello stesso imprenditore? Finché in questo Paese gli appalti, le nomine e, quindi, il potere, passano attraverso la politica, l’abbraccio con le imprese può essere mortale. La politica ha bisogno di soldi e gli imprenditori hanno bisogno della politica.  Il pericolo di scambi, a vantaggio dei singoli e a discapito della collettività è evidente. Certo, la trasparenza dei bilanci e dei nomi dei finanziatori rende tutto più limpido. Ma il rischio di pasticci sussiste.
Dare retta all’opinione pubblica è importante, certo. E in questa fase di crisi in cui ci troviamo  i costi della politica sono nell’occhio del ciclone.  Ma abolire una legge impopolare con una ingiusta sarebbe profondamente sbagliato e, alla lunga, controproducente. Ci pensino Letta e i suoi.

 

(16 dicembre 2013)