LA NAZIONALE SENZA CT
NON E’ SEMPRE UN MALE

Iscriviti al canale YouTube di Telenova

Jacopo CasoniAntonio Conte al Chelsea, il classico segreto di Pulcinella. Tutto fatto per la bellezza di 19 milioni di euro in tre anni, al lordo; nelle tasche dell’ormai ex cittì andranno oltre 4 milioni e mezzo a stagione. Bene, perfetto, c’è da essere orgogliosi che Abramovich (pur nella penuria di alternative credibili) abbia deciso di puntare su uno che sul passaporto, alla voce “cittadinanza”, ha scritto “italiana”. Una panchina che conta, una bella svolta per l’Antonio nazionale.
Si fanno già i primi nomi per i Blues che verranno, si parla di Cavani e pure di Bonucci. In Inghilterra ci lavorano da un po’, i tabloid hanno già riempito il database fotografico con l’effige dell’ex tecnico bianconero. Sarà una Premier interessante, basta mettere in fila tre nomi per capire che forse il centro di gravità del pallone si sta spostando un’altra volta. Il derby di Manchester come il ‘clasico’ di qualche anno fa, con l’eterna sfida Mourinho-Guardiola, e poi Conte ad arricchire il tutto e il ‘made in Italy’ ben rappresentato da un Ranieri che lotta per il titolo con il suo Leicester. Manca solo Ancelotti, visto che anche Klopp ha preso casa a Liverpool e parlerà inglese anche l’anno venturo. Mica male.
Resta un’estate tutta da vivere, però. Resta un Europeo da giocare, un intermezzo che tanto banale non è, soprattutto perché di Conte e di Italia si parla. Starà pure studiando un’altra lingua, sovvenzionato dal Chelsea, ma il cittì è lui e sarà il caso di valutare bene eventuali sconnessioni sulla strada da qui a Parigi. Perché siamo sempre noi, quelli che hanno il fucile sotto il letto e a impallinare qualcuno ci mettono poco e niente. Conte punta tanto, diremmo tutto, sul fatto che se c’è un allenatore italiano in grado di tenere al riparo i suoi dal can can mediatico, beh, quello è proprio lui. Ma non sarà facile. Un passo falso aprirebbe il processo in men che non si dica. Il commissario tecnico con la valigia, però, è qualcosa di già sperimentato e non sempre con risultati nefasti. Lippi vinse nel 2006, tre giorni dopo disse che avrebbe lasciato l’azzurro, ma in realtà la decisione l’aveva presa da tempo e (nonostante le smentite) tutti sapevano. Uscendo dall’ambito legato alle nazionali, basterebbe ricordare il Mourinho nerazzurro del 2010 e la ‘fuga’ dopo il triplete, già certificata da mesi. Per non parlare di Heynkes (stavolta usciamo dallo schema ‘italico’), che il Bayern vinse tutto con Guardiola già sulla sua panchina, più che un fantasma un ingombro in carne e ossa. Tutta gente con un carattere (almeno il carattere) simile a quello dell’attuale (o ex) cittì. Gente che si prendeva delle responsabilità e che ha fatto di tutto per concentrare critiche e plotoni sulla propria figura, alleggerendo, quasi annullando, il peso sulle spalle di quelli che andavano in campo.
Si può fare, insomma. Conte può farcela, al netto di tutti i dubbi di natura tecnica che avvolgono un’Italia tra il povero e il nullatenente. Magari i fucili già puntati sull’allenatore potrebbero addirittura essere una risorsa per questa Nazionale, libera mentalmente, persuasa che comunque sarà sempre colpa sua, di Conte.
Provando ad essere ottimisti (che non guasta mai), questo potrebbe essere il bicchiere mezzo pieno. Resta il fatto che il Chelsea non è il Casarano, quindi si potrà anche sparare, ma Conte ha fatto quello che doveva. Punto.