MILAN, BANDIERA BIANCA
CON BROCCHI NON SVOLTI

Iscriviti al canale YouTube di Telenova

Visnadi_ editorialeCristian Brocchi allenatore del Milan è la peggiore notizia che i tifosi rossoneri potessero ricevere, già sfiniti come sono da 5 anni di delusioni. Non perché Sinisa Mihajlovic lasci grandi ricordi o vedove inconsolabili, ma perché Cristian Brocchi, anni 40, esperienza – e poca – solo nel settore giovanile, è la certificazione che il prossimo Milan sarà quello che Berlusconi ha più volte anticipato, tra un proclama e l’altro. Il prossimo sarà il Milan dei giovani, meglio se italiani: ergo, continuerà a non vincere nulla.

Ecco perché Brocchi allenatore della prima squadra anche l’anno prossimo e non semplice traghettatore sino al 21 di maggio è una pessima notizia per i tifosi. Perché quel progetto, un po’ romantico, ma in realtà soprattutto pratico di chi sa che non avrà soldi da investire, non poteva essere affidato a un allenatore affermato (ricordate la pantomina di un anno fa con Ancelotti?) e nemmeno a un giovane come Di Francesco, che di bruciarsi nella confusione di Milanello e dintorni non aveva voglia alcuna.

Cristian Brocchi allenatore del Milan 2016-17 significa non ci saranno i soldi di Mister Bee (che pagliacciata!) e nemmeno quelli dei cinesi. Perché a parte i cantori di corte, nessuno ha mai pensato che ci fosse qualcuno disposto a regalare a Berlusconi i soldi per rifare grande il Milan, senza al tempo stesso diventarne il padrone.

Ci dicono che Cristian Brocchi sia molto bravo e ce lo dicono quegli stessi che avevano molte perplessità su Filippo Inzaghi. Vale la pena credergli, ma – dettagli a parte – la differenza la fanno sempre i giocatori e i giocatori del Milan di oggi e (supponiamo, con forti indizi) del prossimo anno, non valgono i primi tre posti del nostro sempre più modesto campionato. Altro che Champions League e favole (o balle) assortite.

Cristian Brocchi è il quinto allenatore del Milan in 27 mesi. Siamo lontani dai record della categoria allenatori trombati, ma anche dalle abitudini rossonere (da Liedholm a Tabarez, dall’86 al ‘96, 5 allenatori in 11 anni, con nel frattempo 5 scudetti e 3 Coppe Campioni). Conferma che in questi anni un progetto non è mai esistito, che si è vissuto (male) sulle glorie del passato, che si sono sperperati quattrini (non quelli di un tempo, ma nemmeno pochi) sbagliando sostanzialmente sempre.

Sinisa Mihajlovic poteva arrivare alla finale di Coppa Italia, ma anche no. Donnarumma a parte, non lascia nulla di sé. Il Milan non ha un gioco e per conseguenza gioca malissimo; ha la posizione di classifica che chiunque avrebbe ritenuto come traguardo minimo, vista la rosa; è arrivato in finale di Coppa Italia più per demeriti altrui che per meriti propri. Mihajlovic si è dimostrato più bravo a consolidare la fama di duro (quello si permette anche di battibeccare con Berlusconi, che poi infatti gliela fa pagare) che quella di allenatore. Il settimo posto con la Sampdoria resta il miglior risultato della sua carriera: la verità è che in nove mesi non ha saputo meritarsi il Milan.

Gianni Visnadi

12 aprile 2016