C’E’ CHI GALLEGGIA…
E CHI NEANCHE QUELLO

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Casoni_200Se poi ti capita di guardare il ‘Clasico’, le gemme di Suarez, il capolavoro di Iniesta, la poetica anarchia di Neymar, finisci per cedere alla malinconia. Che fosse un Juve-Milan dai toni bassi, classifica alla mano, lo sapevano tutti; che potesse diventare il certificato in carta da bollo della resa dei rossoneri e della pochezza dei padroni di casa, beh, forse no. Una partita brutta è una cosa, quella andata in scena allo Juventus Stadium (gol di Dybala a parte) un’altra.

La Juve ha vinto, viva la Juve! Si è avvicinata alla Roma, ha dato continuità ai due successi consecutivi centrati prima della sosta. Leggi i numeri (questi) e ti immagini un popolo bianconero che sogna la rimonta, torna a innamorarsi dei suoi eroi, fa le tabelle in vista di un’ascesa inarrestabile. In realtà, Allegri continua a collezionare solchi sulla fronte, rughe scavate da un dubbio che non l’ha ancora mollato: ma davvero giochiamo così male? Perché a Torino sono abituati ad altro e contro il Milan non si può fischiare, a meno di un tonfo clamoroso, ma qualche volta il volume si è abbassato di colpo, come se il ricordo di quella Juve di pochi mesi fa generasse un cortocircuito… L’ha vinta Dybala, con la collaborazione di Alex Sandro e della difesa del Milan; l’ha vinta un guizzo che dai campioni ti aspetti. Certo, deve cambiare tutto per poter pensare che possa essere una stagione come le altre, eccitante e bella, sorprendente in Europa e canonica dentro i confini di quest’Italia da periferia del pallone. La strada è sconnessa, anche perché l’affidabilità di Khedira è quella che è, Marchisio non è Pirlo, Hernanes fatica a stare in campo figurarsi a dare una mano… C’è Dybala, lui sì.

Al Milan manca anche lui. Berlusconi lo avrebbe comprato…un altro rimpianto. I rossoneri sono alle corde, poca cosa, inesistenti dalla metà campo in su anche in una serata in cui la Juve non ha incantato, per usare un eufemismo. Sa di bandiera bianca issata sul torrione di una fortezza sgretolata, pericolante. Mihajlovic non è servito, neppure il sergente di ferro ha serrato le fila, a Milanello si va in ordine sparso, sperso più che altro. Non c’è un’idea, non c’è un progetto, non c’è niente. Bacca unica punta è una formula che il colombiano conosce, ma se lo si lascia davvero solo, senza che la squadra si muova in modo armonico, salendo per accompagnarlo… Non gli si può chiedere di trasformarsi in Ibrahimovic, tanto meno in Ronaldo (quello vero). E dietro si balla, non più in continuazione magari, ma un errore fatale o potenzialmente tale arriva puntuale, come con la Juve. In campo è tutto un balbettio, timidezza e pochezza; fuori è il caos, con una società che voleva costruire uno stadio e adesso dovrà pagare una penale e lo stadio non ce l’avrà… Basterebbe questa.

Ufficialmente non si può dire che sia fuori da tutto, ufficiosamente si fa fatica a pensarla diversamente. La Juve è in ballo, ma perde il ritmo un po’ troppo spesso e a vederla non è esattamente da campionato di tango (restando su Dybala…). E intanto il calcio accarezza le Ramblas, vive lì, sorride e si diverte…lontano da qui…

Jacopo Casoni

22 novembre 2015