L’ARDUA SFIDA
DELLA FIGLIA DI PAPA’

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Visnadi_ editorialeSiamo agli stracci, l’esatto opposto di quel che sarebbe stato giusto e conveniente per il Milan, lati economici compresi. Galliani sbatte la porta che Barbara gli aveva aperto e annuncia che se ne andrà a breve. Dimissioni per giusta causa, una formula inconsueta ma percorribile per chiedere i danni e alzare il prezzo della buonauscita.

Siamo agli stracci e intorno è tutto un difendere Galliani e lustrare i suoi successi. Tutto un registrare le sue parole, quelle espresse pubblicamente come quelle sussurrate ai tanti amici che 28 anni di Milan ti regalano.

Non si può ascoltare, leggere o scrivere senza ribattere che il Milan ha chiuso in parità gli ultimi 2 bilanci. Perché è falso o perlomeno impreciso, considerando come nel 2012 (ceduti Ibra e Thiago Silva) il rosso è stato in ogni caso di 7 milioni (sarebbe inferiore a un milione se non ci fossero le imposte, ma le imposte ci sono e vanno pagate…).

Che Barbara Berlusconi abbia sbagliato tempi e modi per puntare l’indice su Galliani è sacrosanto e nemmeno basta a spiegarlo che per le sue relazioni pubbliche lavori il consulente già della ministra Gelmini (quello del tunnel di neutrini dalla Svizzera al Gran Sasso, una gaffe lunga 700 chilometri). Che dicendo quel che ha detto (“il Milan spende male”) abbia altresì detto la verità è ancora più inconfutabile: 6 milioni per riscattare Zapata e 11 per tesserare Matri sono gli ultimi esempi.

Che il Milan di Galliani e Braida (ai margini da almeno 5 anni, con un contratto da semplice consulente, dopo essere stato direttore generale del club e vero braccio tecnico della coppia) abbia acquistato campioni in giro per il mondo è fuori di dubbio. Peraltro quando i soldi erano tanti, l’appeal del club e gli stipendi alti, era decisamente più facile.

Però in 28 anni è lunghissima la sequenza di bidoni presentati a Milanello con l’etichetta (e il costo) dei campioni: dai 40 miliardi di lire pagati per José Mari (che spinse Weah all’esilio al Chelsea) ai 17 milioni di euro spesi per sostituire Shevchenko con Ricardo Oliveira. Meteore. Come i recenti casi di Grimi, Mattioni, Viudez, Cardacio, Didac Vila, Vergara, Traoré, Onyewu, Taiwo, Papastathoupoulos tutti acquisti che hanno suscitato il sospetto dei figli di Berlusconi (Marina e Piersilvio ben prima di Barbara; memorabile in tal senso l’affare Cissokho, mandato a monte nel 2009, a contratti già firmati).

Galliani (ex tifoso juventino) alza la voce, per non dire nulla: che è offeso si sapeva, che se andasse anche. Rompe il patto del silenzio senza parlare e questo basterà per spingere la preoccupata proprietà a trattare sulla buonauscita alle condizioni imposte dal dirigente decaduto. Ci vorranno tanti soldi e un posto al sole non semplice da trovargli per fargli passare mal di pancia e cattivo umore. Ma Berlusconi li troverà.

Per Barbara il difficile comincia ora, chissà se l’ha capito. Maldini è un bel punto di inizio, ma purtroppo per lei non può giocare. Gli altri nomi sono biglietti di una lotteria. I prossimi mesi saranno terribilmente difficili, in campo e fuori. Galliani – a Milanello e nel mondo – era il segno della continuità col grande Milan che fu, un dirigente navigato, uno squalo. Lei è una giovane mamma, già fidanzata con un suo giovane calciatore, ricca e ambiziosa figlia di papà. Se avrà un budget, dovrà dimostrare di saperlo spendere bene. Se non lo avrà, saranno dolori veri per il Milan.

Gianni Visnadi

(29 novembre 2013)