L’ITALIA NAVIGA A VISTA
BONACCIA E MAESTRALE

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Casoni_EditorialeLo vedi lì, un po’ corrucciato, mentre annusa il vento. Antonio Conte ha la faccia di chi si aspetta una bufera, se la sente già addosso, il freddo nelle ossa e l’orizzonte fradicio di nebbia. Le ha vinte entrambe, entrambe di misura; una di mano e l’altra di rigore. Sei punti, ecco il bottino, quello che contava e non solo per lui. Ma è inutile pensare che stia lì a godersela, anche perché basta ascoltarlo, guardarlo negli occhi mentre risponde ai cronisti prima e dopo le partite.
Lo sa il cittì che manca qualcosa, per non dire tutto; che alla fine salvi quei sei punti, li benedici e passi oltre, ma oltre non vedi granché. Un po’ perché l’ha deciso lui, pronto a garantire che ci sarà spazio per i giovani e gli esperimenti, ma non adesso, neanche contro Malta. Un po’ perché, forse, è il caso di capire se il futuro ha la sua faccia, il suo sguardo ruvido, la sua voce roca. Oppure no. E’ probabile che vinca il “no”, anche perché in quegli occhi manca qualcosa, la ferocia che abbiamo visto per anni, la convinzione che  sia una strada e non un senso unico preso contromano. Ecco, il fatto che non si rintracci fiducia neanche dove la si trovava quando sembrava utopia, non è esattamente rassicurante.
Per quanto riguarda la questione dei “ragazzi” da buttare nella mischia, resta da capire quanto sia valido il prodotto. Certo che se non si rischia, difficilmente si avrà una risposta al dilemma. Romagnoli, Rugani, Bernardeschi (per dirne alcuni), non saranno Nesta, Cannavaro e Pirlo a vent’anni, ma vale la pena testarli, anche perché il buon Pellè è una novità con la data di scadenza, gli oriundi (Eder e Vazquez) rischiano di non essere neanche la brutta coppia di Camoranesi, figurarsi di Sivori e Sormani. E’ vero che c’è un Europeo ormai in saccoccia, che quindi va giocato e possibilmente senza sfigurare, ma è evidente che l’Italia sia di fronte a una svolta che va affrontata senza paura e con qualcuno che regga il timone sapendo di poterlo fare con costrutto e soprattutto di doverlo fare per qualche tempo.
Maestrale e bonaccia, è un vento che fa finta e poi cambia, roba per cui serve una vela robusta, che non si stracci al primo soffio. E che non venga ammainata. Allora è giusto chiedere a Conte di decidere e, una volta fatta la propria scelta, di gestire il futuro o il presente in modo da interpretare al meglio un momento delicato per la maglia azzurra.

Jacopo Casoni

10 settembre 2015