AL BALLOTAGGIO SI RICOMINCIA DA CAPO

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Visnadi_ editorialeL’affluenza, la rimonta, l’incertezza e le paure. L’affluenza che punisce tutti, intristisce Milano e il suo prossimo sindaco, deciso da poco più della metà dei cittadini. Agli altri, al resto della città non importa chi la governerà, un po’ perché l’astensione è endemica e in espansione ovunque e un po’ perché la sovrapposizione evidente tra i due principali candidati l’hanno lasciata indifferente.

Giuseppe Sala è in vantaggio di una manciata di voti, ma è indubbio che il primo turno l’abbia vinto Stefano Parisi. Una rimonta totale alla notorietà dell’avversario, spinto da Expo e dal primo partito, e ai sondaggi che 3 mesi fa lo volevano sotto anche di 10 punti. Giuseppe Sala 5 anni dopo ha ottenuto quasi 100 mila voti in meno di Giuliano Pisapia. E questo basta da solo per dire che il centrosinistra – dopo 5 anni di buongoverno – ha scelto il candidato sbagliato. Peraltro, lo avevano già detto le primarie. Bastava leggere e nemmeno interpretare quel 57% che non aveva votato Sala.

Pisapia ha accettato il risultato di quel voto e dal giorno dopo ha scelto di spendersi per Sala. Un po’ meno i suoi elettori: molti si sono turati il naso e votato l’ex braccio destro di Letizia Moratti, molti non ce l’hanno fatta. E ora è tutto in bilico.

A destra, non c’è stato il sorpasso della Lega su Forza Italia, anzi: Berlusconi nella sua città trova l’unica ragione per sorridere dopo una domenica elettorale tremenda, drammatica a Roma e Torino. Parisi è il suo candidato, lui l’ha convinto a schierarsi, lui l’ha imposto a Salvini, che può alzare la voce guardando alla capitale e a Bologna, un po’ meno a Milano, dove la Lega ha preso gli stessi voti di 5 anni fa, meno di 60 mila.

Adesso, è sbagliato pensare che il ballottaggio sia il secondo tempo di una stessa partita. Mai come stavolta, il ballottaggio è un’altra partita. Perché se è chiaro che i pochi voti di Mardegan, Santambrogio e Baldini sono facilmente ipotizzabili già in tasca a Parisi, non così i voti di Rizzo e Cappato, in maggioranza con Pisapia, ma tenutisi – loro e soprattutto i loro elettori – a debita distanza da Mister Expo. La grande incognita sono gli oltre 50 mila voti 5 Stelle: difficile crederli in direzione del candidato PD, ma sulla carta anche Parisi sembra parecchio distante dalle idee del Movimento. Che sia un altro 10% di elettori che resterà a casa?

Ecco, qui sta la chiave del successo. Tra due domeniche, la grande sfida dei due candidati, sarà cercare di portare alle urne parte di quel 45% della città che ieri ha fatto altro. La chiave di Palazzo Marino sta lì più che altrove.

Gianni Visnadi

6 giugno 2016